Il giovedì di pasqua lasciamo Cortona poco dopo le dieci del mattino e sotto un cielo movimentato percorriamo la Statale 71 fino a Chiusi, prendendo l’autostrada A1 a Fabro per uscire ad Orvieto. Prima di mezzogiorno siamo pronti per l’itinerario nel centro storico di Orvieto, dopo aver lasciato i bagagli in due stanze dell’Hotel “Il Corso”.

Cominciamo dal duomo, inserito all’interno del circuito museale diocesano denominato MODO. Le sculture della facciata sono ancora più belle di come le ricordavo (i rilievi con le storie del vecchio e del nuovo testamento attribuiti allo stesso Maitani architetto della cattedrale, o alla sua scuola, negli anni intorno al 1320).

Credevo non avesse più molto da dirmi il capolavoro di Luca Signorelli nella cappella di San Brizio, ma mi è sembrato ancora sorprendente nella luce del mattino.

Notevoli mi sono apparse anche le grandi vetrate policrome trecentesche nella finestra dell’abside e la madonna di Gentile da Fabriano all’inizio della navata sinistra.

I brani dipinti da Ugolino di Prete Ilario sul presbiterio sono un’enciclopedia della pittura ad affresco della seconda metà del quattordicesimo secolo, quando gli echi giotteschi si erano ormai acquietati in forme di maniera. La cappella del Corporale, nel transetto sinistro dove si conserva nascosto il tessuto del miracolo di Bolsena, esibisce altre pitture dello stesso Ugolino, molto espressive, ma rifatte in gran parte durante l’Ottocento.

Usciti dal duomo all’una e mezzo ci fermiamo a mangiare salumi, formaggi e porchetta in un negozio con cucina di via Maitani (Da Pippo) e a piedi percorriamo poi il settore occidentale del centro storico, dove le vie si addensano in un intrico che ricorda le medine arabe, con le antiche cave di tufo e i muri dello stesso materiale che connota sia le architetture delle abitazioni sia quelle delle chiese. Le porte della città di Orvieto si concentrano su questo lato della città, dove la rupe si ammorbidisce in un pendio scosceso. Gli edifici storici del centro urbano acquistano maggior significato guardandoli da questa parte, che è opposta alla viabilità moderna della via Cassia che li raggiunge da dietro.

Ci spingiamo fino al terrazzo panoramico davanti San Giovenale, la chiesa più antica della città, ancora chiusa alle 3 e mezzo del pomeriggio. Passiamo da Sant’Agostino, che ospita una sezione del museo diocesano con le grandi statue rimosse dalla cattedrale, e torniamo in piazza della Repubblica, dove è possibile entrare nella chiesa romanica di Sant’Andrea, cinta a lato dall’alta torre dodecagonale. Arriviamo infine al Palazzo del Popolo, che si alza svettante come certe architetture normanne della Sicilia.

Alle 16 e 45 partecipiamo infine all’ultima visita del pomeriggio della Orvieto sotterranea che offre l’opportunità di entrare nelle vecchie cave di tufo e nelle cantine utilizzate come frantoi e come colombari durante il medioevo, sul versante sud della rupe. Ormai è sera e le vie labirintiche del centro di Orvieto sono deserte, senza turisti nonostante la Pasqua imminente in una notte di luna quasi piena. Prima di sederci a tavola nella Trattoria delli Poggi, a due passi dall’Hotel di corso Cavour, trovo un attimo per vedere la chiesa di San Domenico dove è conservato il mausoleo del cardinale Braye.

La chiesa di San Domenico è ancora aperta per l’adorazione del giovedì santo e mette in mostra nella penombra l’apparato scultoreo di Arnolfo di Cambio, ricomposto nella parete accanto all’ingresso: un classico della scultura italiana, due secoli prima del rinascimento. Torniamo nella chiesa di San Domenico anche la mattina successiva, con una luce naturale particolarmente efficace alle dieci del mattino.

Attraverso i vicoli che passano accanto a splendidi orti raggiungiamo ancora il Palazzo del Popolo, poi entriamo di nuovo nella chiesa di Sant’Andrea in piazza della Repubblica, alla ricerca dei sotterranei paleocristiani inaccessibili (c’è un numero di telefono impresso nel cartello all’inizio della navata per richiedere la visita, ma il cancello è chiuso). Ci re-immergiamo subito nel dedalo di viuzze che conducono a San Francesco e da via Maitani sbuchiamo in piazza del Duomo, pronti per vedere le raccolte del museo dell’Opera del Duomo, allestito nel piano superiore del Palazzo dei Papi. Purtroppo non è visibile il piano superiore di Palazzo Soliano, sede storica del vecchio museo diocesano, mentre al piano terra sono conservate le sculture di Emilio Greco. Nell’attuale allestimento sono molto belle le sculture trecentesche, fra le quali si impone all’ingresso la Madonna col Bambino tratta dalla facciata del Duomo; sono interessanti anche le pale d’altare di Cesare Nebbia che decoravano gli altari laterali prima del ripristino delle forme gotiche… e tanti altri manufatti, fra opere d’arte e suppellettili collocate negli ampi spazi di una architettura coeva.

Prima di pranzo entro (da solo) nel ricchissimo museo archeologico, al piano terra dello stesso palazzo. Le vetrine di questo museo, ricchissimo di suppellettili etrusche, appesantiscono gli occhi a causa dei riflessi e dell’illuminazione dei faretti esterni. I dipinti delle tombe sono al buio e non capisco se sono esclusi dall’itinerario del museo, o semplicemente inagibili, mentre all’ora di pranzo non vedo altri visitatori. Il custode dice che nel museo archeologico entrano dodicimila persone l’anno, mille al mese. Sembrano molte, ma considerando i flussi turistici di questa città non sono tantissime. Pranziamo velocemente in un bar di Corso Cavour e nel pomeriggio ci dirigiamo verso il Pozzo di San Patrizio, dove scendiamo io e Anna, fra le grida eccitate di una scolaresca di ragazzi stranieri.

Dopo aver visto anche i resti del tempio etrusco poco lontano (e dopo parecchie foto di rito davanti al panorama) ci spostiamo nell’area archeologica della necropoli di Crocifisso del tufo, mentre l’aria si appesantisce di umidità in attesa della pioggia prevista per la sera. Passeggiamo sotto la rupe e giochiamo a nascondino entrando e uscendo dalle tombe a dado.

Prima di dirigerci fuori Orvieto, verso la zona di Viterbo dove abbiamo già fissato due stanze all’Hotel Principe di Bassano in Teverina, facciamo un’ultima tappa nei dintorni e altre foto nei pressi dell’abbazia medievale dei Santi Severo e Martirio, trasformata in hotel.  Lungo la strada per Viterbo ci fermiamo infine nella basilica di San Flaviano a Montefiasconte, per dare un’occhiata ai capitelli romanici e ai dipinti, prima della liturgia del venerdì santo, mentre comincia a piovere, ormai alle sei di sera.

(Lorenzo Aldini, 29 e 30 marzo 2018. A Orvieto con Giorgia, Debora e Anna)

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Un pensiero su “Orvieto prima di Pasqua

  1. L’ha ribloggato su Pittura1arte2disegno3 Community Artistica Culturalee ha commentato:
    COMMUNITY ARTISTICA CLTURALE Facebook+ Twitter+ Linkedin+ Pinterest Italia, Tumblr e qui in WordPress BlogRoll personale …….INVITO A SEGUIRE Allegati : LA CHIESA MEDIEVALE DI SAN GIOVENALE 1004 E, GLI STRAORDINARI AFFRESCHI RITROVATI TRA IL ‘200 e ‘300 IN TERRA D’ ORVIETO,TERNI,UMBRIA. GRAZIE, pittrice artistica Susanna Galbarini in Sito personale *PITTURARTISTICA 37° ANNIVERSARIO*

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